Cenni storici

Il rinvenimento di reperti risalenti al paleolitico superiore costituisce la prima traccia riferibile ad una presenza umana nel territorio di Buronzo, zona che con la successiva età romana risulta essere inserita nel contesto dell’Alto Vercellese, caratterizzato dai significativi resti di un popolamento rurale. In epoca medievale compaiono i primi accenni al castello, presenza con la quale la storia dell’insediamento si intreccerà indissolubilmente sino alle soglie dell’età contemporanea. Nel 1039 il possesso del castrum di Buronzo è infatti confermato a Guala di Casalvolone: dalla sua discendenza avrà inizio una dinastia signorile che in età bassomedievale si dividerà in sette differenti rami familiari (Delle Donne, Agacia, Gottofredo, Plebano, Berzetti, Bucino, Presbitero).

Nel 1373 i signori rendono dedizione ai Savoia, ed il centro, incluso nel Capitanato di Santhià, conosce con il XV secolo uno sviluppo economico che si riflette nella straordinaria fioritura architettonica del castello, destinata a subire una battuta d’arresto solo con il divampare delle guerre franco-asburgiche nel Cinquecento.

Questi anni difficili incidono sulle vicende dell’insediamento, ripetutamente colpito da saccheggi e scorrerie: solo con la metà del Seicento si assiste ad una ripresa, che si concretizza in ampliamenti e restauri sia del complesso fortificato sia degli edifici sacri: da ricordare, in tal senso, è nel 1687 la fondazione di un convento di Agostiniani Scalzi.

In questo periodo inizia a diffondersi in zona la coltura del riso, che si inserisce in un quadro economico in cui ancora rilevante è il ruolo degli estesi pascoli nelle brughiere della Baraggia, frequentati soprattutto da pastori provenienti dal Biellese. Solo con la seconda metà dell’Ottocento, però, aumenta l’espansione delle risaie, finalmente resa possibile dallo stabilirsi di una rete irrigua razionale, che troverà pieno perfezionamento nei primi decenni del Novecento nell’ambito della generale bonifica della Baraggia vercellese e biellese.

In questi frangenti Buronzo acquisisce un’importanza territoriale notevole, quale centro di spicco nel panorama di un cambiamento che da un lato porta all’abbandono di pratiche colturali tradizionali ed alla preminenza del riso, dall’altro allo sviluppo di attività produttive in ambito agroalimentare e manifatturiero.